Visualizzazione post con etichetta fluenze. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fluenze. Mostra tutti i post

mercoledì 28 novembre 2012

mobilizzazione vertebrale

Cosa dire di questa pioggia incessante? che non smette ed è la sua necessità,cade perchè non può fare altro,cade serena e rassegnata senza che in questa emozione vi sia malessere. Ci sono grandi pozze ovunque,sembrano quasi laghi:se fossi un bambino forse sarebbero più laghi che pozze,almeno nelle dimensioni della fantasia. In alto sicuramente nevica:la differenza tra la neve e la pioggia,che poi in fondo sono la stessa cosa,è il silenzio;quando cade la neve non c'è rumore. Non so quale delle due sia la maggior portatrice di calma,forse è proprio la propensione di un certo momento al silenzio o al rumore. Anche le vertebre che scrocchiano fanno rumore e oggi portano calma,per necessità.

sabato 28 luglio 2012

Viabilità

I don't care much about traffic and its rules. It's more about meeting people that remind you the way you come from amd the taste you get from them. You can touch it in the air with your fingers and you can also figure it out in your mind,painting it with the matt colors of memories. portishead,roads.

giovedì 14 giugno 2012

Euro 2012

Non credo che ci sia la giusta maturità per fare strada in questo europeo. Il clima è lo stesso,quello di un inizio d'estate sufficientemente mite affinchè i piedi scoperti soffrano il fresco della sera e al contempo si possa stare in maniche corte con un paio di jeans a completare l'abbigliamento. Personalmente la combinazione degli elementi sopra citati mi è dolce nel ricordo nell'atto di rimembrare quasi a livello olfattivo l'estate,oltre a farmi sentire bene quando l'indosso. Bene;a parte 'ste cagate mi viene da dire che gli elementi che frequentavano la solita veranda erano di un altro livello nel loro insieme.C'era un leader carismatico e pirla a sufficienza,un drappello di coglioni che gli andavano dietro motivati da disinteressata propensione al tifo divertito e sentito, senza schieramenti di parte o super presunta competenza tecnica;c'erano degli adulti molto di presenza.In generale si scopava bene,divertendosi o per festeggiare e i rapporti non avevano polemiche annesse,non c'erano troie e neanche suore e tutti insieme festeggiammo un mondiale. Oggi non siamo pronti,come due anni fa.Cazzo. Eravamo molto più simili all'alternativo nel nostro essere molto comunemente normali,c'è ancora da imparare da noi stessi.

mercoledì 16 maggio 2012

Vent

Le riflessioni di una serata ventosa conducono alla solitudine o se fosse un gesto sarebbe come accovacciarsi,abbracciandosi le ginocchia con lo sguardo all'orizzonte. Ci sono linee sulle mie montagne che diventano lame nere e perfette e tagliano il cielo blu e limpido del crepuscolo inoltrato nel momento della giornata in cui le prime stelle hanno già fatto il loro ingresso e sono molto brillanti. C'è vento forte da due giorni e mi porta via,lontano dalle voci,dai discorsi,dai comportamenti e da qualunque cosa si intenda per interesse.Ci sono solo correnti invisibili da seguire col corpo e con il pensiero ovunque vadano,consapevole che finiscono da nessuna parte perchè il vento si perde comunque. Dunque non parlatemi di nulla,specialmente di persone,perchè non vi sento.

sabato 5 maggio 2012

Simple Past

Sono profondamente legato alla pioggia dove per profondamente intendo un rapporto che affonda le proprie radici nel passato e che si protrae ininterrotto negli anni.La pioggia è quell'elemento che mi da tranquillità e stabilità in qualunque contesto vissuto lo metta ed in particolare è connesso a due immagini molto equilibrate nella loro emotività,della mia emotività:le mie due case. La prima è la Siberia in un giorno di pioggia intensa quando la casa di fianco non era ancora ristrutturata e ci si poteva mettere sotto il lungo balcone di lastre di sasso di quelli vecchio stile,ruvide e sconnesse,non modernamente levigate, e stare all'asciutto.Il terreno sotto i piedi era di quella consistenza che ha la sabbia marrone quando s'impregna di umidità senza essere bagnata direttamente mentre pochi metri più avanti,dove pioveva a cielo aperto,le pozzanghere si riempivano di acqua torbida e sapevi che se avesse continuato tutto il giorno ci sarebbe stato una specie di lago al posto della strada.Il grandissimo prato davanti alla casa era verde e alto quanto lo è in primavera,osservando però il particolare dei fili di erba leggermente ripiegati dal peso dell'acqua che mi davano l'impressione di un prato in qualche modo più soffice. In quella solitudine magica di me bambino ricordo come il suono della pioggia intensa diventasse più nitido e chiaro e di come nell'armonia di tutto quell'insieme,potessi isolare a piacimento il suono dell'acqua delle grondaie cariche,della rongia che continuava a scorrere,di una piccolissima cascata che precipitando da una tettoia colpisse una lamiera metallica e arrugginita,o il meraviglioso contatto della pioggia sulle fronde degli alberi e sul prato immenso. La seconda è Via Briona nelle serate in cui la pioggia seppur discretamente forte,mi permetteva di credermi immune alla malattia mentre ci camminavo attraverso.Il pavè lastricato diventava lucido e rifletteva, diffondendole più ampiamente, le luci gialle dei lampioni sospesi del centro storico,quelli fatti come vecchie lampade a olio.Ci camminavo solitario da piazza mercato a casa spegnendo la sigaretta poco prima che si svolgesse quella piccola curva che è percebile solo dopo anni di passeggio,sigaretta che vedeva il suo braciere impregnarsi d'acqua velocemente e la cartina inesorabilmente colpita in successione da alcune gocce,dopo che per alcuni brevissimi attimi sembrava che le fosse risparmiato questo supplizio.Ma la natura è natura e dopo pochi minuti di pioggia anche la miglior carta si disfa.In questa immagine ci sono pochi suoni,forse i passi,forse la sigaretta che si spegne,forse un gatto.C'è un certo silenzio,quello di una città che già dormiva mentre ancora camminavo verso casa. Questa sera piove e penso a quel passato.

lunedì 30 aprile 2012

Pollution,inquinamento mentale

E' fastidioso alzarsi e sentire pesante la continuità temporale con ieri,cioè senza avvertire l'alba di un nuovo giorno come una pagina che si svolta bensì come il misero salto di una riga senza che,ironicamente,ci sia almeno la pausa ritmica di un qualunque segno di punteggiatura. Mi sono alzato in questo modo sentendomi molto frustrato e senza prospettiva,cioè senza che dal mio punto di vista sia evidente un punto fuga su cui far convergere lo sguardo e di conseguenza l'attenzione. ho sentito una gran rabbia contro me stesso e contro l'incapacità delle mie mani di fare qualunque cosa,ho sentito la rabbia profonda verso la mia allergia e i miei polmoni incapaci di accettare particelle esterne che mi impediscono anche solo di tagliare l'erba.Ho sentito un'angoscia pazzesca pensando alla stanchezza che mi alcune volte mi sorprende arrivando dal nulla,inaspettata,subdola e misera come la condizione di chi non sa uscirne e affrontare le cose.Sono definitivamente furente contro il mio coraggio che ha fatto le valigie,contro l'incapacità di fare le cose da solo,contro la paura di farle e contro le scuse che prendo.Mi sono vergognato della paura che ho di massaggiare,di rimanerci sotto e di sboccare.Sono pietrificato dalla paura di svenire.Eppure a volte qui non voglio stare.Sento la punizione che mi infliggo mentre vedo la gabbia in cui tengo la mi serenità e quella dove tengo un cane affamato e furente che in queste condizioni non ha bisogno di altro cibo per continuare a crescere.L'autodistruzione autoimposta per non saper cosa fare del mio status privilegiato che se anche mi dessero 200.000 euro non saprei dove metterli.Cosa cazzo vuoi fare da grande merda di un uomo.C'è cosa peggiore del non voler crescere,qual'è la tua fottuta paura nel farlo?

mercoledì 4 aprile 2012

Tempo

E' tutto il giorno che giro intorno all'idea di scrivere qualcosa stasera e mi sembra strano ma lo sto proprio facendo.Così come altre volte in passato,è stata la pioggia a iniziare questo scritto e lo ha fatto molto prima che le prime balbettate parole apparissero sullo schermo.La pioggia ha su di me un effetto innescante e mi diverte il contrasto che c'è tra il suono bagnato che sento sul tetto e l'immagine di una miccia accesa da cui parte il mio discorso.
A dirla tutta non so neanche che discorso ho intenzione di fare,posso solo iniziare da qualche parte e proseguire fino a che mi andrà:il mio stupido inizio riguarda la poltrona sulla quale sono seduto a scrivere e il fatto che l'ho spostata apposta davanti alla finestra perchè,dovete sapere,in origine doveva star lì con tanto di poltrona gemella e tavolino adiacente,doveva essere il punto principale della vita domestica che mi sarebbe piaciuta esser fatta di libri e conversazioni sorseggiando una tisana in inverno,un bicchiere di vino rosso la sera, o un cocktail fruttato d'estate,là proprio su quelle poltrone.
Una sera mi è stata data l'idea di fare tutto come è adesso ed è evidente che la suddetta idea mi è piaciuta tanto da realizzarla ma oggi che guardo questo salotto mi sembra come se fosse pietrificato e altrui,senza nascondere il fatto che il centro della mia vita casalinga è svogliatamente diventato quel corto divano nero su cui collasso miseramente ogni sera.
Mi chiedo quindi che dimensione ci sia tra una visione personale e una realizzazione per così dire aliena;sono così tanto disposto a cedere inconsapevolmente una parte di me perchè non credo nella mia logica o nella mia estetica?perchè il progetto di un altro è semplicemente più bello?
Forse così mi sono perso la gioia di sperimentare me stesso e attraverso ciò di scegliermi il sentiero, cosa per la quale, oggi,in mancanza di un progetto suggerito,mi dimeno alla ricerca di qualcosa su cui scaraventarmi per placare il tempo che sfugge e le sensazioni sgradevoli che vi si accompagnano.
Eppure stasera,qui da solo, sto bene. Sto scrivendo sulla poltrona e mi sono ripromesso di non passare dal divano ma di andare a letto per riscoprire il piacere di addormentarmi per tempo,possibilmente sfogliando un libro visto che ho il tempo per scoprire il calmo silenzio che mi circonda.

mercoledì 18 gennaio 2012

A chi pensava fossi f...

Tutto circondato dal buio e nel buio scegliere di muoversi.Esercizi di sensazione prima di tutto.
Mi concentro su un braccio e sento ad un estremità le dita,le stiro,le tendo,le chiudo in un pugno sentendo la potenza distruttrice della rabbia e la perversione di una presa sicura e inamovibile:non si muove di un millimetro,sicura e cinica,precisa come un boia e divertita come un re dal potere assoluto.
La sensazione si sposta al bicipite del braccio pronto a contrarsi e inchiodare qualunque cosa al muro con ogni forza:posso godere di ogni singola fibra che si contrae e scarica potenza dal petto al muro.Sento la schiena sgranchirsi come fosse nell'attesa di poter anche lei fare come fanno i cavalli prima che venga dato il via.
Sento la bocca e la mandibola schiacciare ogni granello di sabbia,rimasuglio trito dei sassolini delle scarpe.Cicche di furia che voglio ingoiare solo per gustare la terra e il suo aroma,solo per sentirne il peso sullo stomaco e poi cagarlo mandando affanculo cioè che starà dietro dall'evacuazione in poi.
Alzato dalla tazza voglio sentire l'addome teso e flessibile e ogni forza scendere ed espandersi dalle palle ai glutei seguito da un movimento di assestamento che allarga la base di equilibrio e lo spazio tra i piedi che solo a quel punto iniziano a muoversi per camminare verso e contro molti.

martedì 13 dicembre 2011

Derealizzazione

Scrivere in una giornata difficile per quanto è strana,considerando in prima e ultima istanza che non è la giornata ad essere strana ma certamente io che mi sento cosi,cioè strano.
Derealizzazione dicono alcuni,ovvero una sorta di smontamento della realtà che io avverto come una congruenza mancata come due pentagoni che sono da ogni punto di vista uguali e quindi sovrapponibili
Sovrapponibile,ecco la parola.
Non mi sento sovrapponibile a me stesso,non riesco a mettere il me stesso sovrapposto a guardare il mondo fuori perchè è come se dal bordo dei miei occhi al confine esterno del mio cervello dove si compone l'immagine del mondo stesso, ci sia uno spessore che non riseco a comprendere per quanto mi sforzi.Un'ombra,un confine,un cuscinetto che è come un giramento di testa che fa male sulla fronte e che ti fa chiudere gli occhi alla ricerca di un posto che conosci,del solito,conosciuto mondo di sempre.
E poi è il panico perchè la testa si chiede subito quale dei due sia vero e si chiede anche,poi,che cosa sia poi questa verità tanto agognata.A questo punto mi manca un appiglio nella mia giornata strana e a volte temo anche che le persone che mi amano non debbano essere appigli e che in fondo io sono un po' matto,che non tornerò mai indietro da questo distacco dal tangibile,che non mi capirò più e che non ho speranza.A tratti ci credo davvero e ho paura.
Mi vorrei rannicchiare e piangere dicendomi che tutto passa,piccolo piccolo.Poi mi vengono su tutti i discorsi sulla responsabilità quando mi dicono che piccolo non posso più esserlo.Brutta storia diventare grandi,terribilmente in ritardo oltre tutto,nei miei freschi trent'anni.

Tutto quello che mi viene detto mi pesa come un monolite.Sei pallido,sembri stanco,sei pallido,agli occhi cerchiati,hai la faccia che segna la vescica,la fascia mi porta verso il cuore...

Oggi ho pensato che se fosse l'ultimo giorno della mia vita vorrei correre su un pendio delle mie montagne,in discesa e urlare.
Ho pensato però che in montagna mi imbarazza urlare e ho pensato che la il deserto sarebbe un bel posto che mi andrebbe bene.

venerdì 11 novembre 2011

Forever rock and roll,Jack

Jack,è successa una cosa forte.
Sono uscito dal locale e ho visto una pianta che non so se è una betulla o un salice che sembrava finto come i prati del presepio fatti col muschio,quel finto lì,mi capisci.
Beh allora ho guardato il cielo dove la luna,che ieri era piena e oggi lo era meno,era circondata da nuvole che, nella sua fottuta luce bianca, erano grigie e sminchiate e ho sentito che faceva caldo.
Cazzo Jack,è novembre e ci sono otto fottuti gradi all'una di notte e l'unica cosa vera è che il mondo non è più lo stesso ma sai una cosa?
Ora e quando tutto sarà cambiato io sarò sotto terra e il mio spirito si fumerà una fottuta sigaretta lassù nel cielo,sorridendo e sputando tabacco.
Forever rock and roll,Jack.

giovedì 10 novembre 2011

Fall

Sono passati questi lunghi giorni di pioggia e oggi splendeva il sole in un cielo limpido e terso color azzurro elettrico,veramente intenso.
La giornata è novembrina negli altri colori con le montagne che sono ricoperte di alberi marroni,gialli e rossi senza quella spavalderia dell'inizio autunno ma con quella quiete che sembra consapevole dell'anima di una stagione che porta al sonno,alla lentezza,alla contemplazione inconscia di un'energia sottile,o,meglio ancora, leggera che sfugge come il vento molto gradevole quando il viso è rivolto a questo sole mite ma incline ad esser freddo. Le cime delle montagne sono spolverate di neve e quel bianco rende ancor più accesa la luce e splendente il cielo.Nessun contrasto in un tutto molto graduale.
Il fondovalle vive nelle linee tra sole e ombra ed è in quest'ultime che mi immergo.L'umidità è molto percepibile e si odora la terra impregnata,l'erba e le foglie umide non ancora marcite che liberano la propria essenza,l'acqua che scorre nelle canarole e le pozze d'acqua ridottesi alonate di un contorno più scuro.Quest'ombra e più fresca ma certamente non buia.
Le case sono più calde mentre,chiuse le finestre,i rumori esterni sono più lontani e la gente è meno conviviale:si ritira senza che sia una chiusura scontrosa sembra piuttosto un commiato gentile quando arriva l'ora di tornare a casa.
Il gusto è quello delle clementine e per analogia cromatica l'unico albero vivo è quello dei cachi.
La luce del tramonto è ora più greve e giunge accompagnata dal rumore veloce dei passi che si affrettano nelle strade per le ultime commissioni prima che il buio arrivi portando con se arcane paure che ancor'oggi risuonano con un impercettibile sospiro quando,con sollievo,si chiude senza rumore la porta di casa e si tolgono le scarpe.

mercoledì 12 ottobre 2011

Cessi


Ma per quale motivo i cessi,specialmente dei locali,hanno dei colori così acidi,forti e disgustosi?
Che uno ci voglia cagare,vomitare o fottere non ci beccano proprio niente.
Ci vorrebbe un libro fotografico che li descrivesse e che poi venga subito messo all'indice.

venerdì 7 ottobre 2011

Tarassaco

E' molto bella questa notte perchè la scala dei colori è indecisa tra quella dei blu e quella dei neri e le luci dei lampioni sono definite sia che siano a bordo strada o a metà della montagna.Ci sono vento e luna,crescente.La temperatura è finalmente quella di ottobre e l'aria,complice il vento,è di quella che secca la gola e che lascia capelli e pelle in confusione mentre,di contro parte,i pensieri si sfilacciano perdendo complessità diventando più vicini ad essere veramente raccolti per poi sfuggire all'ultimo momento come succederebbe a un fiore di tarassaco colto da una folata.
Mi addentro in questa notte con una preghiera nel cuore.

venerdì 30 settembre 2011

MVF2

Quello che succede in queste circostanze sono cose che saranno per sempre.
In questi contesti di pochi giorni che normalmente vivremmo distaccatamente,si generano amicizie così forti che sono difficili da spiegare e far capire a chi non è qui.
Gli scambi sono così intensi che i rapporti non conoscono i limiti di costruzione della tempistica comune,un linguaggio troppo difficile per dire che ci divertiamo molto in questo gruppo di gente strana.
E ci facciamo anche del bene.

mercoledì 28 settembre 2011

Stanchezza

E' che quasi non te l'aspetti che quando intorno a un corso ci metti mille aspettative e che poi,tornando a casa dopo aver mangiato al volo,presto e fuori ti prende il freddo che vien da dentro e che di fa auto abbracciare in un auto coccola quasi tenera la quale ti porta inevitabilmente verso il letto.
La cosa che più ti sorprende è forse la stanchezza,che è anche la sorpresa più bella ed è un barlume di salute vera.
Sorridendo a voi tutti,miei molti lettori,buonanotte.

lunedì 25 luglio 2011

Pallanzeno

Ieri era domenica 24 luglio e quest'estate è brutto tempo,non fa tre giorni filati di sole da tanto.
Eppure ieri il sole c'era ma era come quello di una giornata di ottobre perchè soffiava il vento da nord,il vento che rende limpido il cielo ma raffredda l'aria e ti porta avanti nel calendario e indietro nel tempo.Almeno a me.
Ci sono certi posti dove sei cresciuto facendo cazzate con gli amici e la palestra di arrampicata di Pallanzeno e proprio uno di quei luoghi.
Ci abbiamo veramente combinato di tutto.Per dirne un paio c'è stata quella volta che pensavamo che la corda arrivasse in fondo e invece no e allora siamo risaliti un pezzo slegati e quell'altra volta,quelle tante volte,che per mettere la corda dall'alto su "gulp" ci facevamo dei traversi da pazzi,salendo,scendendo,cristando,risalendo e pendolando per provare quella via più difficile.Pallanzeno è un pezzo della nostra storia perchè è lì che abbiamo incominciato tutti insieme,leggeri.
A quei tempi il primo saliva fino in cima e poi assicurava gli altri e tutti ci portavamo le sigarette incastrate sotto i pantaloni elasticizzati perchè in cima,liberatici delle costrizioni delle scarpette,ci fumavamo una paglia tutti insieme perchè era un gran bel momento.
Allora vivevamo nei nostri grandi gesti.E dei nostri simboli.
Dove siamo oggi?

A volte mi sembra che il treno sia andato e non abbia mai imparato a fare surf,che mi sarebbe piaciuto.Mi sembra spesso di non avere coraggio.Mi sembra che il mondo che allora volevo scoprire tutto,oggi sia troppo grande,che io mi sia fermato e sia rimasto indietro.

Ieri siamo andati a scalare a Pallanzeno.C'era il sole e il vento da nord.

giovedì 12 maggio 2011

Insofferenza

Una giornata in cui non ho fatto niente e non è una cosa bella,non ho conquistato un giorno di ferie dopo mesi di fatica e lavoro logorante ma ho solo fatto scorrere un giorno vuoto di appuntamenti;sono stato davanti al pc a giocare come un adolescente e quando mi sono esposto alla luce e all'aria mi facevano male gli occhi senza che riuscissi a ristabilire le misure e la mia posizione nello spazio-tempo.
Adesso nella mia sala,Darko,il mio cane, che è salito per sdraiarsi di fianco a me per dividere il malessere, mi guarda come se si aspettasse qualcosa.Il mio reflusso spinge dal basso all'alto straziandomi il petto in una cosa che è l'insieme tra un urto di vomito e un colpo ben assestato sullo sterno.Mi si prospettano ore di insofferenza e insoddisfazione come viatico per la notte che non ha il connotato di un meritato riposo ma di un passaggio quotidiano,ripetuto e meccanico,un passaggio che è il progetto del prossimo giorno dove due appuntamenti dominano il panorama:taglio i capelli al mattino presto e massaggio Sasha il pomeriggio tardi.Nel mezzo ore di nulla.Andrò a nuotare in pausa pranzo perchè Marianna ci va e io non so cosa fare e non ho voglia di sentirmi solo.Stasera invece non la vedo perchè mi sento troppo male,sono agitato tipo che nei muscoli delle gambe ho il nervoso e nei piedi il fastidio di portare le calze.
Alle spalle c'è il libro nuovo che mi ha consigliato Gigi,il Gigi di cui neanche so il cognome e che è uno dei migliori consiglieri di libri che conosca.Non so neanche se ho la testa per leggere perchè la testa,stasera,è andata a fare in culo.
Allora cerco una qualche ragione a cui attaccarmi e fare riferimento per dribblare quella tentazione infame che è il televisore e mi tuffo,per puro piacere,nella scorsa settimana e al corso fatto a Trieste,città magica.Bhè,lì ci sono le mie visioni di druidi e armi,guerrieri e clan,appartenenza oltre i confini del tempo nei suoi connotati comuni.Piacevoli notti agitate dalla vibrazione,solo intuita,di uno scopo sottile e nobile da perpetuare.Quanto è profonda la differenza con oggi e quanto vorrei piangere la miseria che sono.Nè valore nè convinzione in quest'uomo che non sa come crescere.
Vorrei che mi si aprisse il petto e che le mani che mi amano prendessero il cuore per dargli un bacio e poi riporlo più sicuro.
E anche il mio compagno di giochi degli ultimi dieci anni è qui sdraiato di fianco a me perchè non sa lasciarmi solo in questo momento e di questo lo ringrazio.
Sono tutti con me e io tremo.
Che bello che è piangere.

martedì 26 aprile 2011

Allergia

Ho brama di pioggia e tempesta che puliscano l'aria e mi liberino i polmoni stretti e contratti.
Il vento gira e soffia e sputa grosse gocce isolate senza venire al dunque.Sembra il mio respiro che si lancia,prende la rincorsa e non affonda nel petto.Costrizione.Datemi pioggia,ho bisogno di acqua.

giovedì 10 marzo 2011

Nella nebbia

Aprire la portiera della macchina e venire investito dall'odore di fumo di una sigaretta che brucia accende una luce nell'archivio della mia memoria che poi si sviluppa e acquisisce lineamenti precisi con le prime centinaia di metri percorsi con il finestrino socchiuso da dove,come sempre,si ricicla l'aria e si scarica la cenere.Centinaia di volte quando fumavo.
Da questi odori e da queste sensazioni so,oggi,come si possano sviluppare ricordi attraverso linee imprevedibili e altrettanto perfette votate a ristabilire una connessione tra consapevolezza e il vissuto molto spesso negato o,se si preferisce,intuìto e non sviluppato istintivamente.
In queste esperienze durante le quali il tempo si deforma perdendo il suo stesso senso comune d'importanza e durante le quali,lavorando con immagini fantasiose lasciate libere di svilupparsi dall'interno di noi con un atto di fiducia incondizionata,si aprono imprevedibili,magnetici e paurosi abissi colmi di noi stessi tali da rodere la realtà e intaccare la certezza di esistere qui e adesso,materialmente e con forma,nell'individualità di una persona specifica con tanto di nome,cognome ed età.
Quale peso hanno,mi chiedo, gli attributi di un Tempo?
Da questa nebbia di dubbi emerge sorprendentemente e repentina un'intuizione sorta dal tocco della mano con una richiesta d'aiuto sussurrata gentilmente e che trascende il tempo,nient'altro che l'espressione di un Io che cerca di volteggiare secondo le regole del vento,libera da se stessa,nei flussi del Tutto,là dove non c'è distinzione.

giovedì 9 settembre 2010

Volontariamente no title

Affanculo,affanculo,affanculo.
E' tempo di coperta sui piedi mentre scrivo su questo blog.Non è un male.Notizia:è finita l'estate e ce lo dice la coperta e il fatto che abbia rivisto certe facce il che,a sua volta,vuol dire almeno due cose e cioè che,la prima,sono uscito ed ho "frequentato" un posto dove la gente si riunisce e,la seconda,la gente è sempre lì.
Quello che provo è la gambizzazione del mio entusiasmo da parte di queste forme stabilite in un posto e viventi nella più assoluta normalità la propria condizione sedentaria.
La prima considerazione immediata è che a ben vedere,o meglio,per senso comune e normale,quello sedentario sarei io,la seconda considerazione è che non sono cazzi loro la mia sedentarietà,la terza è che non ho voglia di fare il bravo e prostrarmi e la quarta che non si può aspettare le nove e venti per mangiare se sei lì dalle sette,mi fa incazzare,naturalmente.
Ci unisco il fatto che sono stato naturalmente,e sottolineo e mi evidenzio naturalmente,in grado di condurre alcuni discorsi più che piacevoli senza che emergesse alcuna postura social-pubblica da parte delle parti coinvolte,ovvero me stesso ed un amico,durante un soggiorno a Milano.
Ho voglia di parlare e la gente migliore l'ho vista all'aperitivo.
Ebbene si.